Parigi: le Salon créatif


RavaNello torna a casa con la testa piena di idee e voglia di fare. 
Ma da dove comincio?!? 
Innanzitutto dal raccontarvi dove sono stata e perché (e poi il resto vien da sé).
Quest’avventura (o per lo meno il sogno di quest’avventura) comincia tanti anni orsono, quand’ero una piccola fanciulla urlante sotto un cavolo (no, non così indietro).
Per caso venni alla scoperta di un salone creativo dal nome piacevolmente invitante: 
le Salon Création et Savoir-faire (ma si sa che in francese qualsiasi parola è invitante…vedi “croissant”) nella favolosa, un po’ bohémien capitale francese. 

Passano gli anni e lo show creativo si faceva sempre più lontano.
Finché un giorno, per una strana serie di coincidenze, quello che era soltanto un sogno diventa realtà!
Il 19 novembre di quest’anno (cioè la settimana scorsa), dopo sei lunghe ore di treno, intricati cunicoli metropolitani, trabocchetti linguistici, indecisioni in pasticceria (no…questo forse non c’entra) e una serie interminabile di piattaforme mobili, io e la Grande Madre Ravanella varchiamo finalmente la soglia del tanto atteso Salon!
Armata di macchina fotografica e occhi bene aperti (e anche il portafogli) ci addentriamo in questa sfavillante foresta. 
Neanche fatti tre passi ci fermiamo: uno strano stand pieno di piatti e bicchieri attira la nostra attenzione.
Sfoggiando il mio francese migliore (che si ferma a “je m’appelle Virginie” e “je voudrais un verre d’eau”) cerco di capire cosa sia, ma direi che già dal titolo si poteva intuire: Grand Prix des Arts de la Table.
In pratica, una gara di “apparecchiamento” di tavola.
E secondo voi non ci siamo fermate a provare?
Tra le centinaia di possibilità e abbinamenti ci siamo date alla semplicità e al contrasto dei colori (in realtà ci siamo dovute  arrangiare con quello che era rimasto in quanto una “Madame” ha deciso di riempire ogni centimetro quadrato del suo tavolino con tutto quello che riusciva a trovare).
 
In realtà le tovagliette erano più verdi,  non giallognole.
Districandomi tra gli stand di questa giungla selvaggia (si può definire tale in base al numero di gomitate ricevute) non ho potuto non notare alcune due cose:
  •  ELEMENTO POSITIVO
Gli stand sono divisi per categoria: c’è un’area dedicata al cucito, una al bricolage, una alla carta e allo scrapbooking e un’altra alla moda.
In questo modo è meno dispersivo e, se avete poco tempo, è l’ideale.
A me piace comunque vedere tutti gli stand, anche quelli meno interessanti, perché qualche ispirazione si trova sempre.

  •  ELEMENTO NEGATIVO
Gli stand hanno degli spazi per passare strettissimi, perciò o fate a gomitate ( e ritorniamo alla definizione “giungla” di prima) oppure vi tocca lasciar perdere e tornarci più tardi.
Alla fine (o all’inizio, in base a come entrate) della fiera era presente un carinissimo “Village de Noel”, con tanto di finto porfido a terra e casettine di legno. 

Per concludere questo interminabile post, vi lascio con qualche consiglio per godervi al meglio quest’avventura in fiera:
  •  IL PRANZO

Se già non è consigliato mangiare nelle fiere italiane, sia per evitare code chilometriche sia per non spendere metà del vostro budget in panini, è altamente sconsigliato mangiare nella fiera parigina (e in qualsiasi altro luogo turistico). Un panino, che in una normale “boulangerie” costa tra i 3,50 e i 4,50 euro (ma si parla di mezza baguette, non di un panino striminzito), alla fiera costa tra i 7,50 e i 10 euro. Non parliamo del mezzo litro di acqua. 
Perciò comprate il pranzo fuori o, se ne avete la possibilità, portatevelo direttamente da casa.


  •  GLI ACQUISTI

Questo è un mio consiglio personale. 
Non affrettatevi a comprare tutto subito, facendo code interminabili e rischiando di beccarvi qualche gomitata in bocca (che, come abbiamo visto, è una prerogativa dei francesi). Certo, a meno che non siano prodotti che rischiate di non trovare più.

Prendete una pianta della fiera e mentre vi godete il tour, segnatevi i posti che vi sono piaciuti di più e gli eventuali prezzi. Poi, quando avete terminato la vostra appassionante passeggiata, tornate agli stand segnati per fare i vostri acquisti (se sarà quasi ora di chiusura ci sarà anche pochissima gente e vi eviterete la coda). 
Vedrete che rispiarmierete tempo e buon umore.
 
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